Quando l’artigianato è cultura

Chi di voi ha avuto modo di visitare il Museo del Giocattolo Antico di Senigallia, avrà sicuramente notato che in esso viene raccontata la storia dei balocchi dall’origine dei tempi fino all’età moderna.

Una delle bacheche in particolare, è dedicata al giocattolo inteso come ritrovameno archeologico. Risalgono infatti a 4.000 anni fa le prime bambole della storia. Essendo però impossibile per i proprietari del Museo poter esporre i cimeli originali, hanno deciso di commissionare ai fratelli Marconi la loro copia.

Tra di esse vogliamo porre l’attenzione sulla bambola di Crepereia che a quanto pare, ha colpito così intensamente uno dei visitatori al Museo, che ha deciso di farsene fare un nuovo clone.

Crepereia Tryphaena era il nome di una giovane donna, presumibilmente di circa 18 anni, il cui sarcofago fu rinvenuto durante i lavori di scavo iniziati nel 1889 per le fondazioni del Palazzo di Giustizia di Roma. Il corredo funebre presente nel sarcofago di Tryphaena, appariva molto ricco di ornamenti d’oro e deposta accanto al suo scheletro vi era una bambola d’avorio, inizialmente creduta di legno di quercia, di pregevole fattura e snodabile in alcune articolazioni.

Tra gioielli di Tryphaena fu anche ritrovato al dito della giovanetta, un anello con incisa la parola “Filetus” che fece immaginare allo stesso Giovanni Pascoli, che fosse il nome del suo promesso sposo mancato. La presenza della bambola nel corredo funebre, face infatti pensare che fosse morta alla vigilia delle nozze, non avendo fatto in tempo a donare i suoi giocattoli agli dei per la cerimonia di “addio all’infanzia”.

Fin dal ritrovamento la bambola apparve non come un comune giocattolo ma come un’opera d’arte dal viso finemente scolpito, quasi fosse un ritratto, con un’acconciatura tipica della moda romana dei tempi di Marco Aurelio e Faustina minore. Inoltre risaltava l’abilità tecnica dell’artigiano che l’aveva creata nel corpo snodabile con gambe e braccia collegate al tronco con piccoli perni.

Questa nuova copia dunque, presto raggiungerà Roma e a detta del suo nuovo proprietario, sarà anch’essa adoperata per fini artistici e di spettacolo.