La necessità aguzza l’ingegno. Come dare un senso estetico ad un brutto cantiere

Quando ci hanno detto che avrebbero montato l’impalcatura sulla facciata del nostro palazzo, ci siamo sentiti persi. Non è un mistero che essere ingabbiati da un cantiere non è di cero una cosa piacevole. Intanto si è costretti a vivere per lungo tempo tra la polvere e il rumore, nell’assenza di luce solare e nello specifico di un’attività commerciale, nella quasi totale cancellazione dalla visibilità pubblica.

Poi c’è anche un altro fattore per nulla trascurabile ai nostri sensibili occhi estetici. Un cantiere è la negazione della bellezza.

Così come al solito abbiamo cominciato a far muovere gli ingranaggi della nostra creatività e abbiamo cercato di trasformare una condizione spiacevole in un’opportunità.

Per fortuna la ditta che segue i lavori ha capito perfettamente il nostro stato d’animo e ha lasciato che operassimo senza limiti tutte le migliorie del caso. Abbiamo cominciato così dall’ingresso, ormai diventato un buio tunnel di tubi, tavole di legno e plastica arancione…

Con un po’ di fantasia è stato trasformato in una veranda che richiama la natura in autunno. Un bancale come recinto da cui spuntano piante secche raccolte ai bordi delle strade di campagna. Anche il soffitto è pieno di rami nudi intrecciati con lucette dorate.

La cassetta della posta caratteristica dell’Orientexpress, è momentaneamente affissa al tronco di un albero di betulla. Uno dei tanti che corrono paralleli sulla carta da parati all’altro lato della struttura. Poi c’è una seggiolina di recupero con un cesto pieno di primizie di stagione e appesa una teiera in ferro battuto dalla quale sbucano foglie di color viola.

Immancabile la silhouette in legno dipinto che da tantissimi anni ci da il ben venuto in bottega.

Ma il problema più grande era dare un’identità a quella parte di muro di legno posticcio, che passando distrattamente faceva perdere l’orientamento anche a noi che lì ci lavoriamo dal 2004.

L’idea è arrivata dai nostri bozzetti. Grazie alla computer grafica sono stati perfezionati e adattati alla grandezza di una maxi affissione. Una donna e un uomo in stile 1920 sorseggiano elegantemente una tazza di thè. Sullo sfondo scansie colme di oggetti disegnati, ai quali si alternano fotografie ritagliate di opere presenti in bottega.

Sull’altro fianco un’altra credenzina è arricchita da elementi della collezione de Le Pupe del Biroccio.

Il giorno che abbiamo attaccato le grandi stampe, siamo riusciti a sorprendere tutti i passanti, i clienti e i vicini di casa. Tutti con un sorriso sincero a commentare la scena e a farci i complimenti per la trasformazione avvenuta.

Ecco dunque l’importanza del saper sempre trovare la bellezza e l’affermazione del principio “la necessità aguzza l’ingegno”.