La bambola di Cossinia


La prima riproduzione di cui vi vogliamo raccontare oggi, è invece della bambola di Cossinia. 
Cossinia, appartenente a una nobile famiglia tiburtina, fu destinata, ancora fanciulla, al sacerdozio di Vesta presso il tempio della divinità. Scaduto il trentennio di servizio non tornò, come sarebbe stato suo diritto, alla casa paterna, ma volle restare a curare la conservazione del fuoco sacro, facendo da esempio alle novizie per la sua virtù. Quando morì, all’età di circa 75 anni, il popolo tiburtino le tributò i massimi onori.
Accanto allo scheletro di Cossinia, di cui purtroppo si è persa ogni traccia, fu rinvenuta una preziosa bambolina d’avorio, che in vita le dovette essere molto cara, simbolo della sua infanzia e di quella verginità che conservò per tutta la sua lunga esistenza. Le fanciulle romane, infatti, potevano giocare con le loro bambole solo fino alla vigilia del matrimonio, quando offrivano i propri giocattoli alla divinità, nel corso di una cerimonia che segnava il loro ingresso nei ruoli di sposa e madre. Cossinia, però, non andò mai sposa e tenne sempre con sé la sua splendida “pupa”.



