La bambola di Cossinia

Molto presto aprirà a Senigallia il Museo del Giocattolo Antico. Orientexpress è stato coinvolto in questo progetto, con il restauro di vecchi cimeli e la realizzazione delle copie dei balocchi più antichi della storia. Infatti una sezione del percorso, sarà interamente dedicato alla storia del giocattolo inteso come ritrovamento archeologico. Risalgono precisamente a 4.000 anni fa le prime bambole della storia, deposte in una tomba egiziana per accompagnare la loro padroncina nel regno di Osiris. Piccole “donnette” in terracotta o in legno dagli arti snodabili e dagli indumenti preziosi.

La prima riproduzione di cui vi vogliamo raccontare oggi, è invece della bambola di Cossinia

Cossinia, appartenente a una nobile famiglia tiburtina, fu destinata, ancora fanciulla, al sacerdozio di Vesta presso il tempio della divinità. Scaduto il trentennio di servizio non tornò, come sarebbe stato suo diritto, alla casa paterna, ma volle restare a curare la conservazione del fuoco sacro, facendo da esempio alle novizie per la sua virtù. Quando morì, all’età di circa 75 anni, il popolo tiburtino le tributò i massimi onori.

Accanto allo scheletro di Cossinia, di cui purtroppo si è persa ogni traccia, fu rinvenuta una preziosa bambolina d’avorio, che in vita le dovette essere molto cara, simbolo della sua infanzia e di quella verginità che conservò per tutta la sua lunga esistenza. Le fanciulle romane, infatti, potevano giocare con le loro bambole solo fino alla vigilia del matrimonio, quando offrivano i propri giocattoli alla divinità, nel corso di una cerimonia che segnava il loro ingresso nei ruoli di sposa e madre. Cossinia, però, non andò mai sposa e tenne sempre con sé la sua splendida “pupa”.

La bambola, oggi conservata al Museo Nazionale Romano, seguiva i dettami della moda del suo tempo, a cavallo tra il II e il III secolo, ed è perciò acconciata come la moglie di Settimio Severo, Giulia Domna, con la scriminatura centrale che divide la capigliatura in due bande ondulate. Aveva anche un nutrito corredo di minuscoli gioielli, da riporre in un delizioso cofanetto di pasta vitrea rosa con cerniere di rame: un girocollo d’oro, foggiato come una catena a doppie maglie, e un certo numero di braccialetti d’oro, tortili per i polsi e come semplici fili per le caviglie. Il corpo, snello e acerbo, aveva le giunture snodabili: spalle, gomiti, anche e ginocchia potevano essere articolati in modo naturale per far assumere alla “pupa” le più diverse posizioni.