La bambola che si muove

Dopo averlo ritrovato in qualche angolo segreto della propria casa, una coppia ci ha portato in negozio da valutare, un vero e proprio rottame di giocattolo. I due proprietari erano intenzionati a buttarlo via, ma prima avrebbero aspettato di sapere la nostra opinione a riguardo.

Una carrozzina di metallo arrugginito con seduta dentro, una bambola seminuda in pessime condizioni di conservazione. Gli abiti di pannolenci, così come il suo corpo, praticamente a brandelli. La testa spaccata a metà.

Come sempre la abbiamo accolta nel nostro reparto di analisi all’Ospedale delle Bambole, e per molti mesi lasciata lì in attesa di dedicarle il tempo necessario. Più i giorni passavano però e più quell’ammasso di ferraglia ci affascinava. In tutta onestà la sua presenza scenica ci aveva conquistato. Rotta ed arrugginita, portava con sè nonostante tutto, un forte carisma dato dalla sua linea aggraziata e dalla giusta patina vintage che la ricopriva. Il suo volto poi, tremendamente curioso e simpatico, ci strappava ogni volta un sorriso.

Ci siamo anche consultati con i colleghi del Museo del Giocattolo di Senigallia per avere anche da loro una stima. Di fattura italiana, databile intorno agli anni ’30 del ‘900, probabilmente il giocattolo era una Messina-VAT, la ditta concorrente della Lenci, oppure una Magis o una Regina. Purtroppo non essendo presente il marchio di fabbrica, era impossibile risalire con certezza a quale famiglia appartenesse. In passato poi, era dotato anche di un semplicissimo meccanismo non più funzionante, che gli consentiva di muoversi camminando.

A quel punto però, ci siamo resi conto di avere tutti la stessa idea. Quella cioè che il giocattolo non valeva niente, ma che portava con sè una grande magia. Tutti eravamo pronti ad adottarlo e lasciarlo così, senza fargli nulla.

Contattati a questo punto i proprietari, li abbiamo aggiornati riguardo le nostre deduzioni, e forse entusiasmati dalla passione che ci abbiamo messo nel fargli la relazione, hanno deciso di restaurarlo completamente.

Così siamo arrivati a questi giorni di quarantena, dove proprio l’amore per il nostro lavoro, ci fa sopportare le dure giornate sospese nell’incertezza.

Prima è toccato a Lorenzo occuparsi di tutta la sistemazione strutturale e dei materiali. Ha ripulito il metallo ed il legno del passeggino, il panno del corpo della bambola e richiusa la testa con la cartapesta. In ultimo ha pure riattivato il meccanismo.

Poi è stata la volta di Anna che con il pannolenci, basandosi su ciò che rimaneva del vecchio abito, ne ha ricostruito uno nuovo di zecca arricchendolo con tante roselline colorate dello stesso tessuto. In linea con la moda del tempo, lo ha anche accessoriato con una fascia anch’essa fiorita tra i capelli e messe poi delle scarpette a completare l’opera.

Ora la bambola è come nuova. Spingendo il passeggino ha anche ricominciato a fare la capricciosa battendo le manine sul tavolo davanti a lei e girando la testa a destra e sinistra in segno di disapprovazione. Ospite provvisoriamente a casa nostra, aspetta di poter conquistare definitivamente i suoi padroncini che all’inizio non le avevano dato molta fiducia.