I Balocchi e la nostalgia per l’infanzia

Chi di voi non ha mai sentito parlare del bambino interiore di Giovanni Pascoli?

Egli rimane dentro di noi anche quando cresciamo. Questo fanciullino ha la capacità di meravigliarsi di fronte al mondo, di vedere la realtà con occhi nuovi e di cogliere dettagli che agli adulti sfuggono. Si emoziona davanti alla natura, ai suoni, ai colori, come un bambino che vede il mondo per la prima volta. È il lato ingenuo e spontaneo dell’uomo, capace di stupirsi anche delle piccole cose.

Questa visione è legata alla nostalgia dell’infanzia, vista non solo come un periodo felice e spensierato, ma anche come una dimensione dell’anima che non dovrebbe mai svanire del tutto.

Forse per questo amiamo i giocattoli e a essi dedichiamo anche questa nuova serie di opere, perché richiamano momenti felici dell’infanzia. Una nostalgia che prende corpo attraverso marinaretti in terracotta, cavallini a dondolo e melodici carillon.

Ci piacciono i giocattoli perché risvegliano il bambino dentro di noi, ci fanno sognare e ci danno piacere. Il gioco è un bisogno umano che non svanisce con l’età, ma cambia forma. In fondo, come diceva George Bernard Shaw:

“Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare.”