La zia Gigina, donna comune ma non troppo


Luigina Pieroni o meglio la Zia Gigina, nacque nel 1912. Perse il padre durante la Prima Guerra Mondiale e per questo la mamma, dovendosi dedicare al lavoro, fu costretta a far crescere lei e la sorella Santina, presso il convento delle suore di clausura in via Pisacane. Qui impararono l’arte del ricamo e assistevano alla messa attraverso il matroneo dietro l’altare di San Rocco.
Con la maggiore età, lasciate le suore e il loro modo rigoroso di vivere, cominciarono a trovare il proprio posto nel mondo. Santina divenne modellista e fu poi l’insegnante di nostra mamma Maria, Luigina invece frequentò la scuola magistrale e successivamente andò all’università di lettere ad Urbino in un epoca in cui Carlo Bò a cui ora è dedicata, era ancora un giovane docente. Ad un passo dalla laurea, dovette però abbandonare gli studi, a causa dello scoppio del secondo conflitto mondiale. La sete di cultura non l’abbandonò mai e nonostante questa interruzione, diventò maestra e per anni andò in bicicletta ad insegnare ai bambini delle elementari. Appassionata d’archeologia e in particolare degli etruschi, approfittava delle vacanze estive, per partecipare attivamente alle campagne di scavo tra Volterra e Cerveteri. Suo compagno d’avventura fu nientemeno che il re di Svezia.

Fondò la sezione di Senigallia dell’Archeoclub di cui fu presidente fino all’ultimo e che oggi porta il suo nome. Alla “Signorina Pieroni” è intitolata anche la scuola elementare di Montignano, il nostro e suo paese d’origine.
Se solo sapesse che stiamo raccontando di lei, diventerebbe tutta rossa e farebbe di tutto per fermare questo nostro intento. Umile e timida, faceva ogni cosa per amore di conoscenza. Lei si sedeva sempre all’ultimo posto, non voleva farsi fotografare e nominare pubblicamente. Non aveva la patente, così organizzava viaggi per visitare mostre e conferenze e se poi non riusciva a fare numero, cominciava a pagare la quota di partecipazione a chiunque, pur di riuscire a partire con il pullman.
Ricordiamo calde giornate tra i campi polverosi, alla ricerca di ciottoli e terrecotte. I musei del territorio sono pieni dei suoi ritrovamenti. Durante le feste di Natale e Pasqua, passava le giornate a casa nostra e noi tutti incantati ad ascoltare le sue narrazioni pacate, che spaziavano dall’erboristeria alla storia, sua materia preferita. Consigliava ad Anna ancora bambina, di andare a Roma e studiare restauro. Intanto voleva sapere tutto di Lorenzo, impegnato con gli esami nella sua stessa università.

Non vogliamo dilungarci ancora, solo dire di quante donne dietro la soglia delle nostre case, hanno amato appassionatamente non importa se persone o ideali, fatto sta che giorno dopo giorno, con le loro azioni più o meno eclatanti, hanno cercato di propagare l’onda prodotta dal sasso che esse stesse hanno lanciato nello stagno.
