Pandora, la bambola che ha fatto la moda

Una commissione che ci ha entusiasmato!

Il regalo di Natale che due amorevoli ragazzi, hanno deciso di farci realizzare per la loro mamma, grande collezionista di bambole. Sapendo del nostro impegno nel mondo della rievocazione storica, la scelta è caduta sulla riproduzione di un abito femminile rinascimentale in mignatura. Su di una vecchia bambola in bisquit, ecco dunque prendere vita la storia della moda e del costume non solo costruendo l'abito, ma riportando in auge la tradizione della Pandora.

Le bambole Pandòra, realizzate a mano e su ordinazione, vestite con fedeli riproduzioni di abiti ricostruiti nei minimi dettagli, rappresentavano la finezza e l’eleganza dell’aristocrazia. Da alcune ricerche storiche in proposito è emerso che venivano utilizzate già nelle corti rinascimentali. Documenti dell’epoca testimoniano, infatti, un legame tra le bambole di moda e la figura della marchesa Isabella d’Este, moglie di Francesco Gonzaga di Mantova, denominata anche Primadonna del Rinascimento per aver ben rappresentato il modello ideale femminile del tempo.
Isabella d’Este, apprezzata nelle corti europee per il suo inconfondibile gusto estetico, riceveva molte lettere da parte di diverse nobildonne, appartenenti a famiglie reali europee, che le chiedevano consigli sullo stile italiano degli abiti femminili per poterlo imitare. Isabella rispondeva inviando bellissime bambole abbigliate con abiti realizzati da esperti tessitori e sarti, che riproducevano perfettamente i tessuti e le forme dei suoi vestiti. Così facendo diventò promotrice di uno strumento particolare, che nel tempo si rivelò utile per diffondere la moda: la bambola Pandòra.

Il nome della bambola si ispira a Pandora, personaggio della mitologia greca. Contese, dalle migliori famiglie europee, le bambole Pandòra arrivavano nei migliori salotti insieme a casse piene di corpini, sopravvesti, abiti da ballo in broccato e velluto stile Maria Antonietta, sottovesti di lino, mussolina o batista ornate di pizzi, nastri, fiocchetti e volant, mantelline, cappelli, cuffie e parrucche.
Nel 1778, con la crescente affermazione internazionale della moda francese, le Pandòra, che intanto avevano cambiato nome in “Poupès de la Rue Saint Honore”, vennero soppiantate dalla brillante e rivoluzionaria idea di madame Eloffe, un’affermata e intraprendente sarta parigina, che inventò il precursore del moderno manichino, un’ ambasciatrice di moda in grandezza naturale che permetteva alle clienti di misurare gli abiti, prima di ordinarli.

Il primo capo indossato dalla nostra Pandora è equivalente alla biancheria intima di oggi, la camicia. In cady color panna, lunga fino al polpaccio, bordata sulla scollatura con del pizzo, e chiusa dietro tramite delle cordicelle realizzate a mano intrecciando fili di cotone.

Sopra c'è poi il vestito vero e proprio in lampasso con base color panna e fiori sulle tinte del blu, celeste e verde. Avanti e dietro le chiusure sono anch'esse fatte con trecce di filo color ocra passanti attraverso occhielli dorati. Le maniche sono di velluto verde.

In conclusione ecco la Pazienza o Giornea. Un copriabito in velluto ocra e verde, con applicazioni di passamaneria e perle rigorosamente cucite a mano.

I capelli in canapa, sono stretti dietro in una lunga coda attorcigliata con passamaneria identica a quella dell'abito. Sulla fronte, l'immancabile nastro.

Al collo un giro di perle e pendente color oro e turchese.

Questa per noi è la vera essenza della bambola. Non la vediamo come un semplice giocattolo da disdegnare o addirittura da rifiutare per il terrore che un film che neanche abbiamo visto ci vuole trasmettere, bensì come un mezzo che ha viaggiato attraverso i secoli, arrivando nelle più fastose corti europee, portando con sè cultura e bellezza.


Un dipinto profetico

Già durante le feste di Natale, Anna aveva addocchiato una vecchia porta tenuta in garage, pensando di utilizzarla quanto prima per un suo nuovo progetto artistico.

Sarebbe infatti diventata la cornice del quadro ispirato alla vita Rinascimentale che tanto la appassiona di recente.

L'idea era quella di raccontare una storia con lo stile illustrativo di un libro di favole.

L'artista ha cominciato l'opera in gennaio, quando ancora le parole virus, pandemia e quarantena, non erano di certo all'ordine del giorno.

Ambientata la scena all'interno di un palazzo, in essa dame e cavalieri giocano a scacchi, mentre una fanciulla danza serenamente ed un cane li osserva.

Questa immagine è però contrasta con quanto sta succedendo sopra. La stanza è infatti interrotta da una linea di separazione, oltre alla quale si staglia contro il cielo, un castello in fiamme preso d'assalto da un soldato in sella al suo cavallo rampante.

Sorprendente dunque l'attualità di questo quadro, che quasi come una profezia, racconta alla perfezione ciò che stiamo vivendo in questi gorni.

La porta reciclata e trasformata in una cornice, rappresenta la chiusura, l'ostacolo oltre il quale è vietato andare. Dobbiamo stare a casa. Proprio lei è il filtro che ci isola e ci separa da quanto c'è fuori.

Costretti a starcene nelle proprie abitazioni, cerchiamo di passare il tempo dedicandoci alle passioni che in momenti normali, dovremmo certo soffocare.

Rispolveriamo vecchi giochi e la voglia di comunicare con gli altri esseri umani in modo più semplice e diretto.

Mentre impegnamo così le settimane, fuori si sta svolgendo una vera e propria guerra. Diversa da tutte le altre, silenziosa, ma altrettanto letale. Ecco dunque il castello assediato e che va a fuoco.

Il cane simbolo di famiglia e fedeltà è protagonista nella stanza e a giudicare da quanto succede, l'unico pretesto che ci consente di varcare la soglia di casa.

Che dire poi del motivo ripetitivo che adorna l'arazzo nella parete dietro i personaggi dipinti?

Un susseguirsi di corone.

  

Speriamo però che questa stessa porta che oggi ci impedisce di vivere le nostre vite e che tanto ci spaventa, possa essa stessa molto presto aprirsi su di un mondo migliore.