Una bella storia di Natale

All'Orientexpress arrivano spesso bambole antiche da sistemare. Ad ognuna di esse è legata sempre una bella storia che i proprietari solitamente raccontano con un gran sorriso nostalgico e gli occhi lucidi.

Questa è stata "ricoverata" presso il nostro ospedale la scorsa settimana per il classico cambio elastici, il recupero degli occhi caduti all'interno della testa e la ricostruzione di un ditino.

Quando ancora la proprietaria era una bambina, aveva desiderato con tutto il cuore di poterne avere una, ma la mamma troppo povera per permettersela, cercava di soddisfare la sua piccola cucendole pupazzi di stoffa.

Un giorno però il destino cecise di fare loro una sorpresa.

Come tutte le mattine infatti la signora si stava dirigendo al lavoro con la sua bicicletta e all'improvviso vide cadere dal camion davanti a lei, una scatola di cartone. L'autista non si accorse e continuò per la sua strada. Così la donna si sentì autorizzata a raccogliere il pacco ed aprirlo. Al suo interno, con grande stupore, c'era lei, la bambola che la figlia sognava da sempre. La caricò in bici felicissima e decise così di poter fare finalmente alla sua bambina, il regalo di Natale più bello di sempre.

 

 

 


Bambola: o la ami o la odi. Psicanalisi di un giocattolo.

In più di un'occasione, persone entrate in negozio hanno provato sentienti di disagio di fronte alle vetrine con esposte le nostre bambole artistiche o da restaurare. Da sempre considerate da noi esseri adorabili e perfette compagne di gioco, abbiamo scoperto poter rappresentare per parecchia gente, anche presenze sottilmente inquietanti. Così ci siamo incuriositi e ci siamo messi a scandagliare tra quei pochi studi psicologici in materia, quel sentimento di disagio che a volte ci provoca la vista del giocattolo apparentemente più innocuo e tranquillizzante: la bambola.

La paura delle bambole ha un nome scientifico: si chiama pediofobia.

Sui motivi per cui alcuni bambolotti ci appaiano sinistri si possono fare alcune ipotesi. Secondo lo psicologo Frank McAndrew, che ha indagato sull’argomento, questo sentimento di ansia è un retaggio della notte dei tempi. Sarebbe un’emozione che forse tornava utile nella sopravvivenza ai nostri antenati, associata alle situazioni di ambiguità, quelle in cui siamo incerti se ciò che vediamo rappresenti o no una minaccia. Un’emozione spiacevole ma utile a tenere in uno stato di vigilanza, pronti a decidere se restare o darsi alla fuga. Così, certe bambole ci metterebbero a disagio perché fanno scattare in noi questo “click” ancestrale: ci sembrano vive ma nello stesso tempo sappiamo che non lo sono.

Secondo un’altra interpretazione, la sensazione di disagio potrebbe avere a che fare con un altro tipo di ambiguità: il fatto che certi pupazzi abbiano tratti molto realistici uniti ad altri che vengono percepiti come “sbagliati”, per esempio movimenti troppo meccanici. Oppure, ancora, una bambola molto realistica ma con altri aspetti innaturali, che per esempio si muove in modo strano, potrebbe essere classificata dal nostro cervello come un essere “malato”, un fatto che nella notte dei tempi significava “stanne alla larga”.

Dopo una più attenta analisi, concluderemo dicendo che non possiamo di certo limitarci ad esclamare "È solo un bambolotto!". A quanto pare infatti il più antico dei giocattoli può assumere un'aria davvero sinistra. Succede soprattutto quando ci somigliano troppo, e forse è in parte il retaggio della nostra storia evolutiva.


L'automa che custodisce un segreto

Tempo fa ci era arrivato in negozio un paziente speciale dal Museo del Giocattolo Antico di Senigallia.

Un rarissimo esemplare di bambola Jumeau proveniente dal 1800. Un altro automa che al suo interno nasconde un meccanismo che gli consente di muoversi e raccontare una storia.

Per fortuna l'abito originale del giocattolo, era stato coperto in un secondo momento, con un altro vestito posticcio. Questo ha consentito di conservare quasi del tutto il tessuto originale.

Ecco dunque quello che è stato fatto all'interno dell'Orientexpress per riportare questo gioiello al suo antico splendore.

Dopo aver fatto una prima pulizia generale dell'oggetto, è stata riattaccata la calotta cranica e riacconciata la parrucca. A questa è stata aggiunta una passamaneria tra i capelli, invecchiata al punto giusto per armonizzarsi al meglio alle sfumature date dal tempo.

Le maniche erano completamente assenti e gli arti in metallo lasciati a far bella vista di sè. Per questo con del tessuto originale fornito dallo stesso museo, è stato possibile se pur con scarse quantità di materiale a disposizione, ricreare le maniche assenti. Sempre i proprietari della bambola hanno fornito anche il tulle in oro antico, per coprire parti letteralmente devastate ed arricchire poi polsi, collo e vita.

Anche sulla schiena è stata aggiunta una passamaneria per rinforzare lo spallone dietro che altrimenti sarebbe risultato ormai vecchio e semidistrutto.

Con la colla ed un lavoro certosino, sono poi stati fissati tutti i fili messi come decorazione intorno alla scatola ed incollato e sistemato il velluto della base del giocattolo.

In ultimo, con l'aiuto della fotografia fatta ad un automa simile al nostro, è stata realizzata in leggerissima cartapesta, la testa del diavoletto presente all'interno dello scrigno.

Finita la quarantena questa Jumeau andrà ad abitare una delle affascinanti vetrine del museo del Giocattolo Antico di Senigallia. Vi invitiamo ad andarla a trovare e chiedere ad Elena o Gabriele, di farvi vedere come la piccola si spaventa inclinandosi all'indietro e portando le braccia a coprire gli occhi, alla vista del diavoletto che esce improvvisamente dalla scatola.


La bambola che si muove

Dopo averlo ritrovato in qualche angolo segreto della propria casa, una coppia ci ha portato in negozio da valutare, un vero e proprio rottame di giocattolo. I due proprietari erano intenzionati a buttarlo via, ma prima avrebbero aspettato di sapere la nostra opinione a riguardo.

Una carrozzina di metallo arrugginito con seduta dentro, una bambola seminuda in pessime condizioni di conservazione. Gli abiti di pannolenci, così come il suo corpo, praticamente a brandelli. La testa spaccata a metà.

Come sempre la abbiamo accolta nel nostro reparto di analisi all'Ospedale delle Bambole, e per molti mesi lasciata lì in attesa di dedicarle il tempo necessario. Più i giorni passavano però e più quell'ammasso di ferraglia ci affascinava. In tutta onestà la sua presenza scenica ci aveva conquistato. Rotta ed arrugginita, portava con sè nonostante tutto, un forte carisma dato dalla sua linea aggraziata e dalla giusta patina vintage che la ricopriva. Il suo volto poi, tremendamente curioso e simpatico, ci strappava ogni volta un sorriso.

Ci siamo anche consultati con i colleghi del Museo del Giocattolo di Senigallia per avere anche da loro una stima. Di fattura italiana, databile intorno agli anni '30 del '900, probabilmente il giocattolo era una Messina-VAT, la ditta concorrente della Lenci, oppure una Magis o una Regina. Purtroppo non essendo presente il marchio di fabbrica, era impossibile risalire con certezza a quale famiglia appartenesse. In passato poi, era dotato anche di un semplicissimo meccanismo non più funzionante, che gli consentiva di muoversi camminando.

A quel punto però, ci siamo resi conto di avere tutti la stessa idea. Quella cioè che il giocattolo non valeva niente, ma che portava con sè una grande magia. Tutti eravamo pronti ad adottarlo e lasciarlo così, senza fargli nulla.

Contattati a questo punto i proprietari, li abbiamo aggiornati riguardo le nostre deduzioni, e forse entusiasmati dalla passione che ci abbiamo messo nel fargli la relazione, hanno deciso di restaurarlo completamente.

Così siamo arrivati a questi giorni di quarantena, dove proprio l'amore per il nostro lavoro, ci fa sopportare le dure giornate sospese nell'incertezza.

Prima è toccato a Lorenzo occuparsi di tutta la sistemazione strutturale e dei materiali. Ha ripulito il metallo ed il legno del passeggino, il panno del corpo della bambola e richiusa la testa con la cartapesta. In ultimo ha pure riattivato il meccanismo.

Poi è stata la volta di Anna che con il pannolenci, basandosi su ciò che rimaneva del vecchio abito, ne ha ricostruito uno nuovo di zecca arricchendolo con tante roselline colorate dello stesso tessuto. In linea con la moda del tempo, lo ha anche accessoriato con una fascia anch'essa fiorita tra i capelli e messe poi delle scarpette a completare l'opera.

Ora la bambola è come nuova. Spingendo il passeggino ha anche ricominciato a fare la capricciosa battendo le manine sul tavolo davanti a lei e girando la testa a destra e sinistra in segno di disapprovazione. Ospite provvisoriamente a casa nostra, aspetta di poter conquistare definitivamente i suoi padroncini che all'inizio non le avevano dato molta fiducia.


Una "strada" scelta dal destino

Sono ormai 16 anni che il nostro laboratorio Orientexpress si trova al numero 31 di Via Cattabeni. Niente di particolare, una strada questa come tante altre nella nostra città. Nessun riferimento importante, pochi negozi, qualche ufficio, forse con l'unica sostanziale caratteristica di essere la sola via ad unire senza alcun ostacolo, l'enorme Piazza Garibaldi dove si trova il Duomo, con Piazza Roma, dove invece ha sede il Palazzo Comunale.

Mai prima di una serata trascorsa al nuovo Museo del Giocattolo di Senigallia, avevamo però posto troppa attenzione ad un dettaglio fattoci notare soltanto in quell'occasione, dalla proprietaria Elena.

-"Avete mai letto attentamente la targa intitolata alla vostra via?"- Ci chiese la ragazza.

Poi ci ha fatto subito notare che scritto sotto VIA CATTABENI, l'epigrafe continua con GIA' VIA DEI TEDESCHI.

In effetti ci siamo domandati da sempre cosa potesse significare tale dicitura e Elena ci spiegò immediatamente che durante la Fiera di Senigallia, evento per secoli importantissimo nella nostra città, ogni strada veniva riservata all'esposizione di un particolare genere di merce.

Secondo le fonti storiche da lei prese in esame, i "Tedeschi" che a quanto pare si trovavano in passato impegnati a commerciare lungo la nostra via, provenivano per la stragrande maggioranza dei casi da Norimberga, città da sempre rinomata per la produzione di giocattoli ed automi.

Folgorati come San Paolo sulla via di Damasco, improvvisamente ci sentimmo protagonisti inconsapevoli di un disegno divino. Subito capimmo che la nostra presenza in via Cattabeni, non fosse per niente casuale, ma anzi, che il destino ci ha portato a svolgere la nostra professione, proprio in un luogo da tanto tempo rivolto ad un determinato genere di attività.

Costruiamo bambole, realizziamo opere che si ispirano al gioco, alla favola, al mondo dell'infanzia.

Sbalorditivo pensare che fin dai primi giorni lì, le persone hanno cominciato a chiederci di aggiustare i loro giocattoli. All'inizio li mandavamo via delusi, non pensando facesse parte del nostro lavoro. Poi pian piano abbiamo cambiato idea e accettato i primi incarichi. Adesso vantiamo di essere uno dei pochi "Ospedali delle Bambole" presenti in tutta Italia. Il fatto però che questa richiesta è stata spontanea ed insistente, è forse il segnale che qualche reminiscenza inconscia del passato legata a questo luogo, continua ad esserci nella gente o nel posto stesso.

Proprio grazie a questa rivelazione che ammettiamo ci ha segnato nel profondo, ora più che mai ci ha fatto rendere conto che forse, è proprio il destino a volerci suggerire in tutti i sensi, di continuare impavidi per questa strada.

 


A Senigallia apre il Museo del Giocattolo Antico - Orientexpress sostiene il progetto

Venerdì 8 Novembre apre a Senigallia un nuovo “gioiello” culturale. Le antiche scuderie del settecentesco Palazzo Monti Malvezzi, in via Pisacane 43-45, nel centro storico della città, stanno riacquistando il loro splendore e la loro storica importanza. Ospiteranno infatti la nuova sede del Museo del giocattolo antico – trasferito da Ancona – dove si potrà ammirare una importante collezione di giocattoli dall’Ottocento fino all’immediato dopoguerra.

I fratelli Marconi sensibili a questo genere di iniziative, non solo sono felici di questa nuova proposta culturale, ma addirittura hanno potuto collaborare dando il loro contributo all'allestimento del museo.

Molti infatti sono stati i balocchi restaurati nell'Ospedale delle Bambole in via Cattabeni 31, ma non solo, poichè Orientexpress è stato coinvolto anche nella riproduzione di giocattoli dell'antichità. E' infatti presente all'interno del museo, anche un percorso storico che poggia le sue fondamenta su le scoperte archeologiche rivolte al mondo del giocattolo. I proprietari come ovvio non potendo avere gli originali, si sono rivolti ad Anna e Lorenzo, commissionando loro delle copie il più possibile fedeli agli autentici. Ecco dunque ben in evidenza, la bambola risalente al 480 a.C. in terracotta trovata a Taranto ed ora esposta al museo del Louvre, la famosa bambola della Vestale Cossinia, la bambola di Crepereia, il gioco del Serpente ed il montone con ruote.

A far da cornice ad un ambiente ricco di fascino e di suggestioni, elegante e curato nei dettagli, ci saranno anche un teatrino, disponibile per eventi culturali ed un caffè letterario, a disposizione durante le serate, con una selezione di libri artistici e letterari di pregio.


Settembre il mese dei buoni propositi

Dopo un'estate calda e densa di impegni all'aria aperta, ormai è tempo di dedicarsi nuovamente alla casa. Sistemare quella montagna di panni rimasti in un angolo, pulire, curare le piante e ovviamente, accertarsi che tutte le bambole stiano bene.

Sì, avete proprio capito. Con l'arrivo delle giornate più fresche infatti, le abitazioni e tutto ciò che contengono, tornano al centro dei nostri pensieri. Così anche loro, le compagne d'infanzia per antonomasia, spuntano all'improvviso desiderose di tornare in forma.

C'è chi ha gli elastici degli arti allentati per via del caldo, chi fratture da ricostruire, chi abiti non più adeguati e capelli che hanno bisogno di essere acconciati un'altra volta.

Anna e Lorenzo che ormai in materia hanno una grande esperienza, sono pronti ad ospitare le tante creaturine che presto torneranno a popolare il loro ospedale. Con le amorevoli cure dei due originali dottori, ogni piccola paziente tornerà poi a casa più splendente di prima.

 


Un tesoro ritrovato

L'anziana signora aveva deciso di riporre le bambole della sua infanzia, all'interno di un grosso baule nella casa in campagna; nessuno ormai desiderava più giocare con loro. In un momento storico in cui l'amore per le cose vecchie era scomparso, ma anzi, si tendeva a disprezzare l'antiquariato a favore delle ultime tendenze hitech, certo queste creaturine erano solamente ritenute delle "accumula polvere".

Per fortuna però i tempi cambiano e le mode si trasformano. Attualmente il vintage è ritenuto avanguardia pura e dunque, veder spuntare di nuovo quelle testoline da dentro l'antico mobile, è stato come scoprire la tomba di Tutankhamon.

Di ottima fattura, ancora conservate nelle scatole, necessitavano a questo punto di una "rinfrescatina" generale. Ecco dunque l'arrivo delle piccoline all'Orientexpress. Dopo un check up dettagliato, si è ritenuto di dover agire soltanto con il cambio degli elastici. Tutte infatti avevano gli arti ormai allentati.

Gli abiti ancora in ottime condizioni, così come la carnagione: un delicatissimo tessuto con una leggera peluria. Proprio questa caratteristica insieme all scatole originali in cui erano riposte, facevano pensare alla proprietaria di trovarsi di fronte a delle bambole LENCI e dunque ad un piccolo tesoro di stoffa.

Dopo lunghi dibattiti e scambi di opinioni con altri esperti e collezionisti, si è però infine capito di essere incappati in delle ottime riproduzioni tedesche degli anni '40. La differenza sta nel fatto che mentre le bambole originali sono di panno imbottito, queste sono invece vuote all'interno. Realizzate in finissima celluloide ricoperta con il medesimo tessuto, risultano essere fatte industrialmente e dunque più economiche delle famose bambole made in italy.

In colclusione però se pur le piccoline non saranno così pregiate come sperato, rimane comunque il loro grande valore affettivo e i ricordi che le legano a quella bambina di metà '900.

 

 


In pura seta la bambola degli anni '40

La classica bambola ricevuta come dono di nozze da una signora negli anni '40.

Una scena come tante. L'anziana signora entra all'Orientexpress accompagnata dalla figlia con in mano una grande busta. All'interno come avrete già capito, la futura paziente da "operare".

La prima diagnosi è: pulitura generale, cambio elastici, restauro di piccoli dettagli, lavare il vestito originale.

Lorenzo si mette subito all'opera, riportando senza alcuna difficoltà, la creaturina all'antico splendore. Unica pecca, per quanto il vestito fosse stato pulito con cura, porta ancora con sè una macchia indelebile su di un tessuto ormai provato dagli anni.

Richiamata la cliente per il ritiro del lavoro, la proprietaria della bambola a lei legatissima, decide di non accontentarsi, commissionando questa volta un nuovo abito da confezionare per la sua piccola amica.

Questa volta tocca ad Anna che scova tra i suoi archivi un pezzo di pura seta color pesca. Molto simile per qualità e tono all'originale, il nuovo vestito ricalca il modello di quello precedente pur con delle differenze che l'artista/artigiana ha voluto evidenziare. Questa volta il bustino ha il doppio strato di tulle ricamato, gli orli impreziositi con un ricamo a punto catena, un bel nastro come cinta ed un gioiello al collo.

Concluso il lavoro, nuovamente viene chiamata la signora e questa volta è pienamente soddisfatta.

Sua figlia però, ora ha difficoltà ad arrivare alla macchina con sottobraccio la mamma ed una bambola ingombrante nell'altra mano. Così Lorenzo si offre per accompagnarle portando il cimelio al posto loro senza busta, bensì in mano per non far sgualcire l'abito. Durante il tragitto tutti li guardano con il sorriso in volto. C'è chi dice scherzando che sia sua figlia, chi approfitta dell'attimo ed intende comprarla lì per lì.

Arrivati al parcheggio la signora si accomoda sul sedile, e mentre Lorenzo sistema la bambola dietro, questa si mette a piangere commossa. Ringrazia ancora per il lavoro portato a termine con successo e non riesce a nascondere la felicità provata nel riportare in vita quell'oggetto al quale è così affezionata. Il simbolo di una lunga, piena ed appagante esistenza.

 

 


Restaurare bambole per una giusta causa

Spesso l'Associazione AOS di Senigallia si rivolge al nostro ospedale per restaurare bambole. Lo scopo è quello di renderle nuovamente belle ed attraenti. Così facendo, durante le loro molteplici iniziative organizzate per raccogliere fondi, potranno essere messe in palio.

L’Associazione Oncologica Senigalliese presta assistenza domiciliare gratuita ai malati oncologici sul territorio di Senigallia e nei Comuni delle Valli Misa e Nevola, con una equipe di medici, infermieri, psicologa, nutrizionista e volontarie domiciliari.

Un piccolo contributo per una grande causa.